I racconti dell’infanzia di Gesù non intendono offrire un resoconto storico, anzi non tutti i particolari si possono considerare storicamente attendibili. N L’analisi accurata dei testi porta alla conclusione che l’intento storiografico dei “Vangeli dell’infanzia” deve piuttosto lasciare il posto ad una riflessione teologica. Gli evangelisti Matteo e Luca, con il loro racconto carico di simbologie e allusioni, cercano di creare un collegamento fra la fede dell’AT e la missione di Gesù. La loro narrazione intende dimostrare che Gesù è il Messia d’Israele, proclamando la sua messianicità in quanto discendente di Davide, fondatore della dinastia, e di Abramo, capostipite del popolo eletto. Il mistero della nascita di Gesù, eccezionale e singolare, a prova della sua origine divina, è sancito dal misterioso e straordinario concepimento verginale annunciato per mezzo di un messaggero celeste: segno dell’unicità della sua persona e del mistero della sua totale consacrazione alla missione salvifica. La sua origine non puramente umana è confermata dallo stesso quando, dodicenne nel tempio, in presenza del padre legale Giuseppe, afferma per la prima volta di avere Dio per Padre, rivendicando nei suoi riguardi rapporti che oltrepassano quelli della famiglia umana. Il cristianesimo delle origini ha sottolineato il carattere unico della persona di Gesù, il Figlio di Dio. Egli è colui che ha con Dio una relazione filiale senza pari, è colui cui fu affidata una missione senza uguale per la salvezza degli uomini. Infatti, il nome Gesù, imposto dall’angelo, etimologicamente dall’ebraico significa: “Dio Salva”.